Canova e la Galleria Borghese Sale Sale    
 

La principessa Paolina Bonaparte Borghese come Venere Vincitrice

Il ritratto della giovane sorella di Napoleone fu commissionato nel 1803 dal marito, il principe Camillo Borghese, all’indomani del matrimonio fortemente voluto dall’allora “primo console” per ragioni eminentemente diplomatiche. Concepito come “ritratto divinizzato”, tipologia a cui appartengono le effigi di numerosi personaggi della famiglia Bonaparte, la Venere vincitrice fu tuttavia sempre considerata soprattutto come “un capolavoro nel genere della scultura semplice e amorosa”, e non a caso fu assimilata da Leopoldo Cicognara, teorico e biografo di Canova, al gruppo delle Tre Grazie.

Il motivo iconografico della Venere giacente, reso celebre da Giorgione nella celebre Dormiente di Dresda e dalla Venere di Urbino di Tiziano (Firenze, Galleria degli Uffizi), fu rielaborato da Canova in un’ideale competizione con la pittura. Esso era ampiamente rappresentato nella collezione Borghese e ancora oggi nella Galleria sono visibili le opere di Lambert Sustris e Girolamo da Treviso, ma soprattutto la Danae del Correggio, capolavoro assoluto della pittura cinquecentesca.

All’epoca in cui il giovane Canova giungeva a Roma, la Villa conservava ancora il più rappresentativo fra i modelli della statuaria antica sul tema della figura giacente, l’Ermafrodito Borghese, venduto a Napoleone dallo stesso Camillo Borghese nel 1807, insieme con l’intera collezione archeologica.

La scultura, conclusa nel 1808, fu inviata a Torino, dove Camillo ricopriva la carica di Governatore Generale dei Dipartimenti transalpini; qui, nel 1812, fu costruito il meccanismo che permette alla statua di ruotare. Dopo la caduta di Napoleone, la statua tornò a Roma, presso il palazzo Borghese in Campo Marzio. Solo nel 1838 venne trasferita alla Villa pinciana, dapprima nella Stanza di Elena e Paride, quindi nell’attuale collocazione al piano terreno.

Questa statua ben rappresenta Venere, che altèra di aver ottenuto il premio della bellezza, dolcemente riposta sul letto. Essa appartiene ad un genere semplice e amoroso: il corpo mollemente giacente è sostenuto da un lato da quattr’origlieri, che prestano ad destro braccio un appoggio comodo e conveniente, sollevando la figura in modo, che dall’opposta parte producesi quel dolce e bel rientramento del torso all’attaccatura del fianco, il quale reca un mirabile effetto, tanto se vedesi di fronte quanto da tergo. L’attaccatura delle spalle, le linee del torso, e le graziosissime estremità, presentano una serie di straordinarie bellezze, che l’autore ebbe il modo di esprimere col sussidio della scelta natura, di che era eminentemente fornita Paolina” (Antonio d’Este).

Gira intorno alla Paolina.