Canova e la Galleria Borghese Sale Sale    
 
 
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SALA I - LA PAOLINA BORGHESE
Paolina Borghese Bonaparte è una donna contemporanea riconoscibile e una divinità immortale. E’ una Venere giacente che esibisce, quieta e appagata, il pomo della vittoria dopo il fatale giudizio di Paride ed è al contempo il ritratto della sorella di Napoleone e consorte del principe e committente Camillo Borghese, nota per il comportamento disinvolto e anticonformista.
La curva sorprendente e tenera del collo sostiene un’acconciatura di linea prassitelica, rigorosa e antica, affine a quella della Venere Italica in mostra nel Salone d’ingresso, e prelude ad un’anatomia sdraiata che muove da prototipi eccellenti come la Danae del Correggio, nella sala X. In un’accattivante circolarità di rimandi con l’insieme decorativo che la accoglie offre ancora un’eco tematica col Giudizio di Paride di Domenico De Angelis sulla volta della sala.
Il materasso che riceve l’impressione del suo corpo è un omaggio di Canova a Bernini, che scolpì, su richiesta del cardinale Scipione Borghese, un cuscino ed un letto trapuntati su cui adagiare la statua ellenistica di un giovane Ermafrodito, oggi al Louvre ma al tempo di Canova, prima che il principe Camillo alienasse molti marmi della collezione vendendoli a Napoleone, nella Galleria Borghese.
L’Apollo in terracotta

SALA III - L'APOLLO IN TERRACOTTA
Questa piccola statua in terracotta si può considerare la più ‘giovane’ delle opere di Canova, che la presentò il 30 marzo 1779 all’Accademia di Venezia ricevendo in conseguenza l’ammissione tra i suoi membri. Essa documenta la vicinanza alla cultura artistica veneziana nel momento della formazione di Canova ed è testimonianza della tradizione figurativa dalla quale muove il suo percorso artistico, quella del tardo secentismo e di Gian Lorenzo Bernini. L’Apollo viene presentato alla Galleria Borghese accanto al gruppo berniniano di Apollo e Dafne con il duplice obiettivo di esibire ad un tempo l’ascendente che lo scultore antico ha su Canova ma anche, per paradosso, la distanza che questi matura rispetto al suo autorevole modello. Egli compie un progressivo distacco dalle premesse naturalistiche della lezione di Bernini trattenendone però l’essenza, il trattamento pittorico del marmo, la vitalità delle superfici che, come in Bernini, sono vera e bellissima carne. Quanto la cultura neoclassica e i canoni dell’estetica corrente rimproverano a Canova, il calore sentimentale, l’animazione, la sensualità sottesa alle superfici candide, la loro morbidezza, è ciò che fa di lui un grandissimo scultore.

SALA IV - L'ABBRACCIO
Il tema dell'abbraccio amoroso accomuna alcuni tra i capolavori di Canova. Nei due bozzetti creati tra il 1787 e il 1789, e in particolare nel modello per il gruppo di Amore e Psiche giacenti (oggi al Louvre), il rapimento e l'intensita' emotiva dell'azione presuppongono il coinvolgimento dello spazio circostante, con una dinamica analoga a quelle delle statue di Bernini e chiaramente percepibile nel confronto immediato che la mostra straordinariamente propone. Proprio l'assenza di una visione “ordinata” e complessiva della scultura suscita', accanto all'ammirazione, le perplessita' di una critica fortemente ostile al linguaggio barocco.
Nel gruppo di Amore e Psiche stanti, ideato nel 1796 e ammirato senza riserve alla stregua dei capolavori antichi, Canova approfondisce lo studio delle relazioni sentimentali, tradotte nella soave levita' dei gesti e dei volti, qui intenti alla comune contemplazione della farfalla, simbolo dell’anima. Era infatti l'aspetto “sentimentale” che distingueva, secondo la critica del tempo, l'arte antica, piu' “ingenua”, dall'arte moderna, la cui varieta' e ricchezza di significati simbolici e indefiniti era particolarmente apprezzata dai contemporanei.