Canova e la Galleria Borghese Sale Sale    
 
 
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SALA IX
SALA X

SALA IX - LA TESTA DI ELENA
Nell’organizzazione del lavoro di bottega, che procedeva dalla messa in forma del soggetto con un impasto di argilla per proseguire con il modello in gesso e la prima sbozzatura dei blocchi di marmo, Canova riservava esclusivamente a se stesso la fase ultima, cruciale, di finitura delle superfici. Lisciatura e lucidatura del marmo erano trattamenti autografi, che forse esercitava con maggiore dedizione e diligenza nelle sculture di piccole dimensioni, come le teste ideali, come la Testa di Elena che donò all’editrice e amica Isabella Teotochi Albrizzi perché qui, di fatto, il passaggio della sua mano sarebbe stato accompagnato da sguardi molto ravvicinati.
La Testa di Elena è il ritratto di una bellezza ideale temperata da forme più naturali, da piccoli difetti artificiosi come il leggero incavo nella pupilla dell’occhio sinistro approntato da Canova per equilibrare e aggraziare il volto perfetto. Volto che istituisce, al centro di questa sala e con una contiguità del tutto eccezionale, un dialogo intimo con i ritratti di Raffaello, dalla Dama con l’unicorno alla Maddalena della Deposizione, sotto il denominatore condiviso dell’idealizzazione e del classicismo.

SALA X - GLI AMORINI
Nella Danae di Correggio, in questa sala, che fu acquistata dal principe Camillo Borghese per risarcire la vendita di marmi della collezione a Napoleone nel 1808, un amorino alato raccoglie la pioggia d’oro nella quale si è trasformato Giove per congiungersi con la fanciulla, e due amorini con frecce e faretra testano la tenuta dell’amore su una pietra di paragone. Il genere mitologico e i soggetti graziosi del dipinto di Correggio sono un fondale specchiato per accogliere gli Amorini di Canova, usualmente divisi fra Irlanda, Inghilterra, Polonia e Russia e per la prima volta insieme in questa occasione.
Versioni consecutive e leggermente variate del primo in ordine cronologico, l’Amorino Lubomirski, che fu eccezionalmente ricavato da un marmo antico di reimpiego, si associano al tema della Venere. Ed è con le Tre Grazie nel salone d’ingresso che condividono uno dei processi più moderni dell’arte di Canova, il reiterare con piccole modifiche lo stesso soggetto per mostrarne aspetti differenti: come le Grazie, gli Amorini sono quattro epifanie dello stesso fanciullo.